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Proteggere l’ambiente e fare impresa
25
Lug
2019

Proteggere l’ambiente e fare impresa

Il dibattito politico sui cambiamenti climatici e sulle problematiche che stanno sorgendo come conseguenza di un modello di sviluppo economico che, negli ultimi decenni, ha progressivamente portato il nostro pianeta a un punto critico di sostenibilità, ha permesso la diffusione di un modello di impresa differente, essenziale e vitale per la sopravvivenza della Terra: l’impresa verde.

Sebbene non ne esista una definizione precisa e condivisa internazionalmente, quando si sente parlare di impresa verde si fa spesso riferimento a un modello imprenditoriale, che sviluppa il proprio business su aspetti legati al rispetto dell’ambiente, alla lotta contro i cambiamenti climatici e al surriscaldamento globale, all’utilizzo di energie non inquinanti e rinnovabili, al consumo responsabile e alla produzione di beni naturali e di alta qualità.

Questo modo di fare impresa sta prendendo sempre più piede anche il Senegal, dove il concetto di impresa verde è spesso associato a quello di produzione biologica. Nel 2011, la superficie di terreno agricolo destinata alla produzione biologica è stimata a circa 25.992 ettari, risultando essere nona per estensione tra gli stati africani. Negli ultimi anni, anche grazie a iniziative di organizzazioni e associazioni locali di imprese rurali come la FENAB (Fédération Nationale des Agriculteurs Biologiques), creata nel 2008 e che attualmente conta circa 18000 membri, sono stati portati avanti forti tentativi di regolamentazione delle pratiche Bio per ottenere delle certificazioni che riconoscano gli sforzi delle imprese, che permettano la protezione delle colture e che facilitino la commercializzazione dei loro prodotti.

Tra i vari obiettivi del progetto PAISIM (Programma di Appoggio alle Imprese Sociali e alle Imprese di Iniziativa Migrante) c’è proprio quello di sostenere e accompagnare le imprese verdi, con lo scopo di favorirne la diffusione e lo sviluppo tramite il rafforzamento dei processi produttivi e commerciali, durante le varie fasi della filiera Bio. Tra le 210 microimprese facenti parte del progetto, ne sono state selezionate 14 che rispondono a queste caratteristiche: 2 nella regione di St. Louis, 6 nella regione di Louga e 6 nella regione di Thiès. Queste imprese presentano caratteristiche diverse, ma sono accomunate da scelte e strategie di impresa rispettose dell’ambiente: ad esempio l’uso estremamente limitato di pesticidi e sostanze chimiche, sistemi di controllo e limitazione del consumo di acqua ed elettricità, l’offerta ai consumatori di prodotti sani, di buona qualità e più facilmente conservabili. L’obiettivo del progetto è di rafforzare il percorso di queste imprese verso una maggiore sostenibilità ambientale, promuovendo pratiche virtuose e processi di certificazione che gli consentano di affacciarsi su mercati più redditizi.

A questo scopo è stato fornito un servizio di consulenza, svolto dagli esperti di DefiAfrique, una società di Dakar esperta nelle tematiche ambientali. Il loro coinvolgimento ha previsto delle visite di terreno alle imprese interessate grazie alle quali sono stati forniti consigli sulle buone pratiche da applicare e sono state rilevate informazioni utili alla valutazione delle performances ambientali di ogni microimpresa. Sono stati anche organizzati dei focus group dove le microimprese hanno, in prima istanza, riflettuto sul significato dell’essere impresa verde e, successivamente, hanno identificato i loro punti di forza, di debolezza, di minaccia e di opportunità.

Tra i punti di forza sono stati individuati: la grande disponibilità di risorse umane motivate e qualificate, la presenza di un mercato aperto con grande domanda di “prodotti verdi” e la presenza di partner tecnici e finanziari, come il progetto PAISIM. Di contro alcuni punti deboli sono la mancanza di informazione e sensibilizzazione della popolazione sul consumo e sui processi di produzione di prodotti verdi, l’assenza di finanziamenti da parte del governo senegalese e la mancanza di input biologici.

D’altro canto, come opportunità da cogliere sono state proposte la posizione geografica delle MEV (soprattutto Thiès come punto di snodo di attività commerciali e logistiche), l’essere un prodotto di nicchia e l’esistenza di una rete di microimprese verdi. Come minacce invece sono state identificate l’assenza di regolamentazioni della produzione verde in Senegal e la carenza di controlli sulla gestione finanziaria.

Nonostante l’apporto del progetto, il futuro delle imprese verdi in Senegal e dell’agricoltura biologica dipenderà dall’esistenza di politiche adatte e dalla presenza di un quadro istituzionale appropriato. Le microimprese intervistate segnalano infatti la necessità di strutture e infrastrutture adeguate alla produzione, alla trasformazione e la commercializzazione dei prodotti, così come misure di incentivo economico per le microimprese. Solo una stretta collaborazione tra tutti gli attori coinvolti permetterà di raccogliere la sfida di regolamentare e promuovere questo settore.

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