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La sfida delle imprese migranti
10
Apr
2019

La sfida delle imprese migranti

Per comprendere il fenomeno delle imprese di iniziativa migrante in Senegal risulta utile esaminare alcuni dati generali sul fenomeno delle migrazioni, interne ed internazionali, che con sempre maggior forza interessano la popolazione di questo Paese.

Dalla lettura dei dati riportati nel rapporto IOM 2018 sulle migrazioni in Senegal emerge come, nel periodo 2008 - 2012, siano emigrati ben 164.901 individui dotati di regolare visto; il 45,9% di questi si è recato verso altri Stati africani, mentre il 44,5%  ha scelto come meta l’Europa. Complessivamente, il fenomeno migratorio interessa tutte le regioni del Senegal ed in modo preponderante le regioni di Dakar, Matam, Saint-Louis, Diourbel e Thiès, che raccolgono complessivamente il 72% del totale dei migranti internazionali.

Tali tendenze migratorie hanno creato una comunità di senegalesi espatriati in costante crescita, che si stima aver raggiunto la cifra di tre milioni di individui nel 2018 e che spesso viene definita come “diaspora senegalese”, proprio per sottolineare l’importanza e la pervasività del fenomeno in questione. Questi senegalesi immigrati svolgono un ruolo fondamentale per il sostenimento e lo sviluppo della propria comunità d’origine, dei propri villaggi e in generale della propria nazione. Si stima infatti che le rimesse inviate in Senegal dai migranti siano passate da 233 milioni di USD nel 2000 a 925 milioni nel 2006, poi a 1.6 miliardi nel 2013, raggiungendo i 2.22 miliardi nel 2017. Ciò rappresenta una media di circa 930 miliardi di FCFA (circa 1.6 miliardi di USD) all'anno negli ultimi dieci anni (2008-2017). La quota di tali trasferimenti nel PIL del Senegal è aumentata dal 6% nel 2001 al 8,6% nel 2007 e al 13% nel 2017.

Questo ingente flusso di denaro viene utilizzato per il miglioramento dello standard di vita delle famiglie, in particolare per acquisiti di genere alimentari, farmaci e altri prodotti di prima necessità, ma anche per pagare una migliore istruzione ai figli e per la costruzione di case private o di edifici per la comunità. Vi sono inoltre molti investimenti più strutturati e di tipo imprenditoriale, volti a garantire un futuro lavorativo alle comunità d’origine; molte sono le imprese  nate nei settori dell’agricoltura, dell’allevamento e della trasformazione alimentare finanziate esclusivamente dalle rimesse dei migranti.

In questo contesto il progetto PAISIM, cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, sostiene le iniziative di dieci individui o gruppi di migranti senegalesi residenti in Italia che vogliono consolidare o avviare delle attività nella propria terra di origine.

Dato il carattere transnazionale dell’impresa, il progetto ha avuto la necessità  di identificare dei rappresentanti sia in Italia che in Senegal. Tuttavia, l’interazione tra i due Paesi non è semplice e presenta numerose sfide

Dall’analisi dei bisogni effettuata è emerso come vi siano spesso problemi nell’ambito della gestione aziendale, resa ancor più difficile dallo sfaldarsi dei rapporti con la famiglia d’origine del migrante e da “contingenze sovranazionali” dettate dal panorama politico internazionale. Più nello specifico, soffermandosi sui problemi imprenditoriali di natura transnazionale, si rileva spesso una difficoltà nell’inclusione dei migranti nella gestione dell’impresa e nella presa di decisioni. Il migrante vive e risiede all’estero da anni e  non sempre ha la possibilità effettiva di contribuire alla crescita dell’impresa in modo adeguato e continuativo.

Le imprese transnazionali condividono poi alcune debolezze delle altre imprese locali: si avverte spesso la mancanza di un’organizzazione ben definita e di ruoli stabiliti, con una conseguente ambiguità nelle responsabilità di ogni membro dell’impresa. Si nota spesso anche come manchino gli strumenti di gestione di base, di strategie di pianificazione delle attività e della produzione e di piani di commercializzazione ben strutturati.

Una valutazione ambivalente può essere fatta anche su quei legami che rappresentano il capitale sociale del migrante, in particolare il coinvolgimento della famiglia e della rete di amicizie nelle attività dell’impresa. L’impegno a provvedere al sostentamento della famiglia spinge spesso i migranti a  dare un grande peso  alle dinamiche familiari e amicali all’interno della gestione dell’impresa, sovrapponendo le due sfere con il rischio di un indebolimento della dinamica aziendale. Un esempio in questo senso è la mancata distinzione delle risorse dell’impresa da quelle della famiglia, fenomeno che è stato rilevato in diversi casi e che porta spesso le imprese a dover operare senza la necessaria liquidità.

Da ultimo, si è notato come gli accadimenti politici internazionali in tema di migrazioni giochino un ruolo chiave anche per la gestione delle imprese di iniziativa migrante. Con il blocco quasi totale delle quote di ingresso per i cittadini senegalesi in Italia e nel resto d’Europa, unito alle difficoltà di rinnovo del titolo di soggiorno, è diventato via via sempre più complesso per i migranti tornare nel Paese d’origine per controllare di persona l’andamento dell’impresa, con conseguenze negative sull’andamento della stessa.

Le imprese di iniziativa migrante costituiscono in ogni caso un elemento essenziale per lo sviluppo del Paese e le prospettive di inserimento lavorativo dei giovani senegalesi. Pur considerando le problematiche riscontrate, molti imprenditori migranti hanno dimostrato negli anni di aver maturato le esperienze e capacità necessarie alla gestione di una piccola impresa e di voler investire nel loro Paese d’origine in vista di un possibile futuro ritorno.

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