Siamo Marta, Gabriele ed Alessandro, e stiamo svolgendo il Servizio Civile con IPSIA in Kenya. Con l’articolo di questo mese, vogliamo posare lo sguardo sulla filiera del caffè: un mondo complesso, fatto di competenze e trasformazioni spesso invisibili.
In Kenya il caffè è da sempre una risorsa importante, ma negli ultimi anni il settore ha attraversato profonde difficoltà. La produzione è diminuita e molti produttori si trovano a fare i conti con redditi instabili, malattie delle piante e un accesso al mercato non sempre equo. A questo si aggiunge un elemento meno evidente, ma cruciale: il valore del caffè, lungo la filiera, non è sempre riconosciuto a chi lo produce, e intere fasce della popolazione, in particolare giovani e donne, restano spesso escluse dalle opportunità più qualificate e dai processi decisionali, in un settore ancora in larga parte dominato da uomini adulti e anziani.
IPSIA lavora come partner all’interno del progetto Caffè Corretto, un progetto finanziato da AICS che mira a promuovere una filiera più sostenibile e inclusiva, rafforzando competenze, qualità e partecipazione. Questo progetto sta dando la possibilità a noi civilisti di approfondire il mondo della filiera del caffè in Kenya e di entrare in contatto con le storie che lo attraversano.
Tra le attività previste dal progetto vi è anche la formazione e certificazione di nuovi Q-grader, una figura chiave per il riconoscimento del valore del caffè: professionisti specializzati nell’analisi sensoriale, capaci di tradurne caratteristiche come aroma, acidità e corpo in un linguaggio condiviso dal mercato.
Durante un evento tenutosi a Nairobi il 28 novembre scorso, evento legato al progetto Caffè Corretto, abbiamo avuto modo di intervistare sette giovani Q-grader, ragazzi e ragazze che stanno costruendo il proprio percorso professionale all’interno della filiera del caffè. Questi incontri sono stati per noi un’opportunità importante per avvicinarci a questo mondo e a questo suo specifico aspetto.
«Mi chiamo Eric, sono un coltivatore, un appassionato di caffè e, oggi, anche Q-grader, affiliato alla cooperativa Kagaari North nella contea di Embu, in Kenya», racconta orgoglioso uno dei Q-grader presenti all’evento. «Il mio percorso è iniziato quasi per caso: la cooperativa aveva pubblicizzato questo corso e, incuriosito, ho deciso di iscrivermi. Col tempo è diventato sempre più interessante, al punto che ho iniziato ad aspettare con entusiasmo ogni sessione, fino a classificarmi tra i migliori partecipanti. Solo allora abbiamo davvero capito cosa significasse degustare e valutare il caffè, e, senza averlo pianificato, siamo diventati Q-grader».
Il suo racconto restituisce non solo un percorso professionale, ma anche il modo in cui il caffè può diventare occasione di crescita e apertura.
«Quello che ho scoperto è che il caffè è un potente elemento di connessione: mi ha permesso di incontrare persone da diverse parti del Kenya, ma anche da Tanzania, Uganda e persino dall’Italia. È stata un’esperienza molto significativa».
Testimonianze come quella di Eric mostrano come sempre più giovani inizino a vedere nel caffè non solo un lavoro tradizionale, ma un settore in cui poter costruire un futuro diverso.
«Diventare Q-grader ha cambiato profondamente il mio modo di vedere il caffè: prima lo bevevo, ora lo gusto. Non è più solo una bevanda quotidiana, ma un’esperienza fatta di procedure, attenzione e qualità» continua il neo Q-Grader.
Tra le persone intervistate ci sono state anche voci femminili, che ci hanno aiutati a comprendere meglio il ruolo delle donne nella filiera del caffè, tra difficoltà strutturali e nuove possibilità di partecipazione.
«La parte più interessante di questo percorso di certificazione è stata la possibilità di degustare e valutare caffè provenienti da diverse origini», racconta Joyce, Q-grader della cooperativa Mikari di Kiambu, coinvolta nel progetto Caffè Corretto tramite il nostro partner CELIM. «Ma per i giovani e soprattutto per le donne in Kenya il settore del caffè presenta ancora molte sfide. L’accesso alla terra è uno degli ostacoli principali: le proprietà sono generalmente nelle mani delle generazioni più anziane e vengono trasmesse per eredità. A questo si aggiungono le norme culturali, che spesso relegano le donne a ruoli domestici, escludendole di fatto dalla filiera del caffè».
Intervistare queste persone e percepirne l’entusiasmo, la passione e il forte impegno è stato per noi un momento prezioso di apprendimento. Le voci raccolte raccontano una filiera ancora attraversata da molte sfide, ma anche in trasformazione. Un sistema che, attraverso qualità, conoscenza e maggiore inclusione, prova a costruire nuove possibilità, a partire da chi, per troppo tempo, ne è rimasto ai margini.
La foto, realizzata nell'ambito del progetto “Caffè corretto: sviluppo di una filiera del caffè sostenibile, inclusiva e innovativa” (AID 012590/07/9), co–finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), è di Celim Kenya.







