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Le politiche migratorie europee sono sconfitta per tutti
14
Ott
2021

Le politiche migratorie europee sono sconfitta per tutti

La richiesta di nuovi strumenti per proteggere le frontiere esterne dell'UE di fronte ai flussi migratori, anche con recinzioni e muri chiesto dai ministri dell'Interno di una dozzina di Paesi (i Paesi dell'est europa del gruppo di Visegrad, insieme ad Austria, Cipro, Danimarca e Grecia) in una lettera indirizzata alla Commissione Europea e alla presidenza di turno slovena del Consiglio UE, dimostra che siamo allo scontro finale in Europa di due opzioni politiche, ma dal substrato e approccio culturale ben preciso e definito, su come affrontare e gestire le migrazioni.
 
Uno scontro dove a prevalere comunque, al momento, sono gli orientamenti e le decisioni di politica interna e di sicurezza dei singoli stati rispetto a quello europeo ed internazionale.
 
Un orientamento, quello dei 12 paesi, da respingere con forza, contro il quale vi sono state però anche delle reazioni scomposte e inutili da un punto di vista politico.
 
Non ci sono liste di Paesi buoni e cattivi da espellere dalla UE. La lezione della Grecia non è servita? Questa delle politiche migratorie è una sconfitta per tutti.
 
L'orientamento politico sciovinista prevalente da decenni nel cosidetto gruppo di Visegrad (gli ex paesi comunisti) dovrebbe innanzitutto far riflettere molti sul quale reale retaggio sociale, politico, culturale sia stato lasciato in quelle nazioni dai regimi precedenti, ma per parlarne seriamente ci vorrebbe molto tempo e un altro luogo.
 
In generale molti degli altri Paesi UE non firmatari hanno sicuramente classi dirigenti al governo con posizioni piu avanzate, ma non sono sicuro che le loro opinioni pubbliche, se interpellate, avrebbero orientamenti poi molto diversi dal gruppo dei 12. Vedo invece che c'e tutto un mondo, in particolare alcuni gruppi e associazioni generosamente impegnate nell'accoglienza, che però continuano politicamente a non capire o a far finta di non capire, nonostante le quotidiane smentite dei fatti.
 
Piaccia o no, il tema migratorio, senza prendere in considerazione le posizioni dichiaratamente razziste, spacca comunque l'opinione pubblica soprattutto dei ceti medi e popolari. Divide le società, i governi, le forze sociali e sindacali.
Si tratta di orientamenti che si insinuano trasversalmente in tutte le rappresentanze delle famiglie politiche europee da sinistra a destra.
 
Le posizioni di gruppi di pressione, orientamento, reti social, opinion makers nello scontro e nel dibattito politico sulle migrazioni anziché aiutare nella comprensione, assumono posizionamenti speculari antitetici da sindrome di accerchiamento
(dei migranti da un lato, di un blocco fascista e razzista dall'altro).
 
Dalla mio osservatorio di presidente di una ONG, ritengo si debba assolutamente mantenere una posizione ferma non negoziabile nella tutela e difesa dei diritti civili e della dignità delle persone migranti, ma tenere un canale di dialogo e di confronto verso l'altra parte timorosa e impaurita, ma spesso maggioritaria, delle società nazionali ed europee.
 
Le grida manzoniane, la retorica antirazzista, la mera narrazione pietistica e umanitaria, i giudizi sommari etico-morali contro interi strati e segmenti sociali della popolazione additati senza distinzione alcuna come
come razzisti e fascisti, non servono a nulla.
 
Non perché non vi siano rischi di strumentalizzazione di gruppi politici di estrema destra ,ma se vogliamo evitare che la rabbia e il rancorse sociale prenda una deriva reazionaria, bisogna, con pazienza, provare a smontare, partendo dalle cause di propagazione, gli stereotipi le paure, l'allarme sociale che destano le migrazioni, e su cui le forze poltiche nazional populiste costruiscono la loro rappresentanza.
Un lavoro faticoso ma indispensabile altrimenti andremo avanti con pezzi di società e di mondi paralleli e contrapposti, dove ognuno parla solo alla propria bolla, al proprio universo valoriale di riferimento.
La rimozione della necessità di affrontare le cause, i driver socio economici e culturali scatenanti orientamenti antisolidali e discriminatori contro i migranti e non solo, la rimozione della necessità di aprire un canale di comunicazione con i portatori di questi comportamenti fa si che poi questi fenomeni emergano all improvviso trovino un punto politico di coagulo, determinando spesso un orientamento nell'elettorato delle nostre democrazie di cui poi ci stupiamo
inutilmente.
 
In ultimo, ma non secondariamente il tema della prevalenza del diritto comunitario su quello nazionale contro il quale il blocco dei 12 si è appellato in questa occasione, è in realtà un tema insidiosissimo e scivoloso.
Sopratutto per la societa civile che, in polemica con il mainstream prevalente, in questi anni ha sempre rivendicato in aperta polemica con le elite dirigenti globali, proprio la prevalenza di leggi statali interne in tema di politiche economico, commerciali, dei consumatori, del lavoro ritenute piu tutelanti di quelle europee o dei trattati internazionali.
 
E' semplicemente suicida lasciare questo tema al blocco sovranista sulla loro agenda politica. Attenzione.
 
La crisi finanziaria più che decennale iniziata nel 2007, la pandemia Covid da cui stiamo lentamente uscendo, stanno lasciando solchi e faglie sociali e culturali preoccupanti, una società del rancore e di grande regressione culturale, sintomi di una patologia, che non possono essere continuamente ignorate e stigmatizzate senza una cura, che oggi si rifugiano in un astensionismo diffuso ma domani potrebbero ritrovarsi in un ribellismo di massa antidemocratico.

Mauro Montalbetti - Presidente IPSIA