Stampa questa pagina
Nuovo piano europeo per le gestire le migrazioni
27
Giu
2016

Nuovo piano europeo per le gestire le migrazioni

Oltre 100 ONG internazionali ed italiane criticano il nuovo piano europeo sulle migrazioni

 

A breve al Consiglio europeo si discuterà la proposta della Commissione di usare la politica estera e di cooperazione allo sviluppo per fermare le migrazioni.

La proposta della Commissione propone di usare l’aiuto, il commercio e altri finanziamenti per condizionare i paesi terzi a ridurre il numero dei migranti. E’ ispirato dall’accordo firmato con la Turchia che ha avuto il “merito” di lasciare migliaia di persone confinate nelle isole greche in condizioni inumane. Soprattutto i bambini sono costretti in campi di detenzione e in celle della polizia.

Gli accordi con i paesi terzi potranno essere presi anche con Stati dittatoriali, esponendo l’UE a comportamenti ricattatori. L’UE sosterrebbe così paesi che un giorno potrebbe ritrovarsi contro, regimi che promettendo stabilità e controlli minano invece la sicurezza umana.

Tutto ciò mette in serie pericolo anche il rispetto del diritto all’asilo a livello internazionale. Altri Stati si sentiranno legittimati dal piano europeo a fare lo stesso, a ridurre le garanzie e la protezione, e a ricorre a respingimenti di massa.

Inoltre la proposta europea non funziona: la deterrenza non fa che alzare il livello di rischio e i costi per i migranti, mettendoli sempre più nelle mani dei trafficanti. Il vantaggio è tutto perle organizzazioni criminali.

La coalizione delle 100 ONG di cui sopra, chiedono ai Leaders europei di:

1. rigettare l'attuale Proposta della Commissione e sviluppare una strategia per la gestione delle migrazioni sostenibile nel lungo periodo e basata sulla realtà dei fatti, consultando la società civile e gli esperti;

2. facilitare la mobilità sicura attraverso l'apertura ed il rafforzamento di canali regolari e sicuri in Europa, sia per coloro che necessitano di protezione internazionale sia per gli altri migranti, includendo anche il resettlement, l'ammissione umanitaria, i visti per motivi umanitari, il ricongiungimento familiare, la mobilità dei lavoratori qualificati e i visti per studio. Gli Stati Membri devono impegnarsi in chiari punti di riferimento e appropriate scadenze temporali per l'implementazione di una struttura dell'intervento che incontri i bisogni dei migranti, dei richiedenti asilo, dei rifugiati, delle loro famiglie, così come pure i bisogni e gli obblighi degli Stati Membri.

3. escludere ogni condizionalità basata sugli indicatori di controllo della migrazione nell'allocazione degli aiuti allo sviluppo per i paesi terzi. Gli aiuti allo sviluppo sono strumenti per combattere la povertà e le disuguaglianze, non per gestire i fenomeni migratori. Le popolazioni vulnerabili non dovrebbero rimetterci, solo per considerazioni che riguardano prettamente questioni politiche

4. porre fine a qualsiasi riammissione o rimozione di persone dall'UE o dai paesi terzi che violano - o rischiano di violare - i diritti fondamentali e le leggi, incluso il principio di non refoulement. Assicurare accesso alla protezione, alla giustizia e a efficaci soluzioni per tutte le persone che migrano e procedure di richiesta di asilo.

5. assicurare trasparenza nello sviluppo di qualsiasi strumento per gestire la migrazione e la responsabilità per le violazioni dei diritti umani a seguito delle politiche migratorie dell'UE.

6. Impegnarsi in una politica estera e in azioni basate sulla prevenzione e lo sblocco delle crisi di lungo corso. Mentre la Comunicazione menziona la necessità di indirizzare le cause profonde della migrazione nei trasferimenti nel lungo periodo, non è incluso nessun impegno nella prevenzione e gestione di suddette crisi.